Italian Party: Il fotoreportage della festa di To Lose La Track

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di Patrizia Migale

In un caldo sabato di luglio, Luca Benni e la sua combriccola hanno scelto uno dei modi migliori per celebrare la buona musica riempiendo una piazza, un chiosco e una ex chiesa di punk ed energia a dismisura. Ma soprattutto di gente: più di 500 persone provenienti da tutta Italia (e anche dall’estero) hanno animato la 18esima edizione dell’italian Party di Umbertide.

Si tratta della festa ormai maggiorenne dell’etichetta umbra “To Lose la Track”. Label fondata nel 2005 ad Umbertide (PG) da Luca Benni, raccoglie attualmente alcuni dei gruppi più rumorosi dell’attuale panorama musicale rock indipendente. E quale migliore occasione di un bel festival estivo per scoprirne alcuni?

Se di solito i racconti partono dall’inizio, questa volta è il caso di partire dalla fine, ovvero dall’ultimo pensiero della serata: come ho fatto a non conoscerlo prima? Un piccolo paesino della provincia perugina attraversato dal Tevere, improvvisamente animato da un susseguirsi di band con un qualcosa da dire, o meglio da urlare.

Certi concerti a volte deludono, altri ti rimangono impressi per qualche ora, altri ancora ti danno qualcosa in più, ti spingono a cercare ogni singolo autore che hai sentito, le sue ultime uscite, le prime, a comprare cd, cassette, vinili, perché quello che hai sentito ti è piaciuto così tanto che non ti è bastato e ne vuoi ancora. Ed è uno dei lati migliori della musica live. L’italian Party di To Lose la Track ha avuto proprio questo effetto.

Il tutto si è svolto senza sosta dal pomeriggio del 21 luglio fino a tarda sera, facendo alternare 18 band tra tre diversi palchi, con un rispetto delle tempistiche così insolito per l’italian way.

Il live pomeridiano inizia al chiostro adiacente alla piazza San Francesco e vede in apertura il trio toscano d’ispirazione post-punk, i Mush, e poi il duo Autunno. In un festival come quello organizzato da Luca Benni, in cui è dimostrato che il punk può convivere con la cordialità, può capitare anche di essere ringraziati dal parroco per aver abbassato i volumi in concomitanza con la messa delle sei di sera in una chiesa vicina. Ed è proprio il set acustico di Dead Poets Society ad inaugurare uno stage d’eccezione, la splendida ex chiesa di Santa Croce, oggi museo civico. Dopodiché i concerti riprendono al chiostro con il progetto chitarra e voce della romana Tunonna e poi gli energici veronesi Futbolìn, che riempiono di colore il chiostro ancora soleggiato.

Il main stage di quest’edizione rimane la piazza San Francesco di Umbertide, inaugurata dai travestimenti dei Cayman the Animals, che animano gli spettatori con ritmi serrati ed una scenografia a tema “vacanze veneziane”, con tanto di gondoliere, turisti, gondola di cartone e il campanile di piazza San Marco, accuratamente realizzati dal batterista.

A serata ormai inoltrata, le band che si alternano tra il chiostro e la piazza sono i Montana, i londinesi Olympians (a riprova che To lose la track non ci fa conoscere solo buona musica italiana), i KINT, i milanesi Labradors, i DAGS!Jhonny Mox with band, Afraid!HEXN e l’indie rock britannico dei Tellison.

Nell’ex chiesa di Santa Croce, uno dei live acustici più emozionanti di questa edizione, il progetto solista di Tommaso Gavioli, ex Girless and the Orphan ed ora solo Girless, che mette in scena il suo album dedicato alle 7 +1 storie di chi è morto suicida (come Sylvia e Luigi, dedicati rispettivamente a Sylvia Plath e Luigi Tenco) e di chi “è stato suicidato”, come l’anarchico Giuseppe Pinelli.  Un suono semiacustico fa da sfondo alle urla di vite stroncate.

A chiudere la serata nel chiosco accanto alla piazza ci sono i pisani Chambers e poi i Suvari (con al basso Antonio Canestri, attuale cantante dei Lags, gruppo post-hardcore sotto To Lose La Track), l’interessante progetto di Luca De Santis, forse la mosca bianca della label indipendente, per via della sua strumentazione minimalista.

A fare da cornice a questo piccolo quanto prezioso spazio, il merchandise di dischi e vinili, ormai quasi vuoto a fine serata, assieme alle stampe realizzate da Niccolò Tonelli (Incubo alla balena) che ha curato la grafica del festival, realizzando anche una black variant limitata in 15 pezzi (di cui custodisco gelosamente una copia).

Finito tutto, c’è chi smonta e chi torna a casa, ma, volendo tornare a quanto detto all’inizio, ci sono concerti che ti ronzano ancora in testa e di cui non ti liberi facilmente: uno di questi è senza dubbio il festival di To Lose La track.

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