“Scritto nelle Stelle”: la ricetta di Ghemon

di Alvise Danesin

Qualche giorno fa abbiamo partecipato a quella che tra gli addetti ai lavori viene chiamata round table: un incontro tra l’artista e i giornalisti in cui, a turno, il primo risponde alle domande dei secondi. Ovviamente questa volta tutto rigorosamente online.


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Scritto nelle Stelle” è il sesto album in studio di Ghemon (Gianluca Picariello), artista campano che ormai ha bisogno di ben poche presentazioni. Il disco sarebbe dovuto uscire il 20 marzo scorso ma, a causa della pandemia in atto, la data è stata posticipata al 24 aprile. Nonostante la necessità di dover rinviare le date del tour in supporto dell’album, già fissate per tutto aprile, e nonostante molti colleghi abbiano optato per aspettare tempi migliori per la pubblicazione dei loro lavori, Ghemon decide di andare controcorrente e mantenere fede alla decisione di fare uscire l’album a fine aprile, in pieno lockdown. In un momento in cui il dover stare sul pezzo significa anche mantenere alta l’attenzione sulla propria figura e sulla propria musica con tour e firmacopie, decidere di pubblicare il proprio album in piena quarantena diventa una scelta coraggiosa, come sottolinea subito anche Dario Giovannini durante la sua breve introduzione. Il managing director di Carosello Records, infatti, ci ricorda come la scelta di Gianluca sia stata dettata da un forte attaccamento verso i propri fan, mettendo in secondo piano l’aspetto economico.

Ghemon si contraddistingue nel panorama musicale italiano non solo per il coraggio e la dedizione verso i propri fan, ma anche dal punto di vista musicale. “Scritto nelle Stelle” è un sorprendente conglomerato di generi che si allontana fortemente da quello che siamo abituati oggi ad ascoltare da artisti con più di un album all’attivo (vedi deriva indie-pop da una parte e trap dall’altra). Nelle 11 tracce si possono scorgere elementi solitamente distanti come funk, house e soul o intrecci più canonici tra hip hop e R’n’B; il tutto impreziosito da perfette melodie vocali che poco hanno da invidiare al pop da classifica e continui ammiccamenti alle origini rap.

Le contaminazioni sono tante. Quando gli abbiamo chiesto quali fossero le influenze che secondo lui più lo hanno indirizzato verso questo tipo di cifra stilistica è quindi normale che non abbia saputo rispondere con un elenco di nomi precisi. Gianluca spiega però come quest’album sia forse quello in cui c’è stata una maggior rielaborazione di quelli che sono stati gli ascolti precedenti alla stesura dell’album. Non c’è stata una figura particolare alla quale si sia ispirato ma “Scritto nelle Stelle” è, secondo l’artista, ”il disco nel quale maggiormente son riuscito a creare una ricetta personale nella quale però è possibile riconoscere le spezie con il quale è stato composto”.
Non ci risulta difficile essere d’accordo con lui mentre ascoltiamo “Scritto nelle Stelle“, chiusi nella nostra stanza ringraziando chi, come Ghemon, decide di condividere con noi il suo lavoro.