Vivere ai tempi di Maria Antonietta - 12/01/2019 live @ Monk Roma

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di Alessandra Virginia Rossi

Non siamo alla vigilia della presa della Bastiglia, tanto meno c’è aria di grandi rivoluzioni. Eppure Letizia Cesarini, che alla controversa e storicamente fraintesa sovrana francese chiede in prestito il nome, è un piccolo grande stravolgimento del pop rock italiano. 

Se, mai come ora, la rivolta è un fatto personale, Maria Antonietta conferma il suo credo di sempre: parlare di sé, nel modo più sincero e doloroso possibile, incide e convince più di un qualsiasi discorso generazionale. Nondimeno comporta la maturazione di consapevolezze altrimenti irraggiungibili.  Tra un brano e l’altro la cantante, dal consueto temperamento solitario, confessa di aver capito, alla fine del “Deluderti tour”, che anche condividere e condividersi sa essere un caldo rifugio. 

Senza nulla togliere alla tonante identificazione levantiana con Gesù Cristo, in un panorama musicale femminile che riesce a fare anche di martiri, santi e austere immagini dell’ecclesia qualcosa di patinato e glamour, Maria Antonietta, studiosa e appassionata di certa iconografia, è preziosa laddove riesce nell’obiettivo più rischioso evitando i cliché: fare delle fragilità dell’essere umano un punto di forza. Nulla che abbia a che fare con una solenne retorica della rivalsa, bensì con una più coraggiosa accettazione. 

Il canto di Maria Antonietta live è maturato ed è fatto di una voce qua e là spezzata, ad arte, perché sia sempre autentica, mai barocca, mai autoreferenziale. Il suono delle sue chitarre, cambiate di continuo con una nota di tensione perché la scaletta si è incasinata e il (dis)ordine delle cose la sorprende, è sempre chiaro e deciso a sostenere ciò in cui eccelle: le liriche e l’interpretazione.

La band e la splendida scenografia luminosa e fiorata hanno reso il live conclusivo del tour uno spettacolo sostenuto alla perfezione, col giusto equilibrio tra brani energici, ospitate e brani in solo. Uno splendido intermezzo con flauto traverso e violoncello ha dimostrato che Maria Antonietta sa destreggiarsi sempre meglio tra tutte le sfumature della sua arte squisitamente complessa. 

E poi è arrivato l’atteso (e prevedibilmente breve) momento Calcutta. Con Edoardo D’Erme, Maria Antonietta ha in comune il titolo di un brano, Saliva, eseguito in duetto rivelando un interessante abbinamento vocale che fa sognare future collaborazioni.

Resta un solo appunto da fare. La musica di Maria Antonietta, seppur molto energica, è davvero profondamente introspettiva ed emotiva e per questo relegata a femminile. Il giorno in cui non sarà più sola prerogativa di donne e pochi maschi e vittima di banalizzazioni stereotipate alla Amélie Poulain, avremo davvero raggiunto un obiettivo.

Maria Antonietta può arrivare a coloro che hanno il coraggio di approfondire la propria sfera emozionale in tutti i suoi spigoli e le sue curve, senza identificazioni o pregiudizi di genere. Ciò di cui ci parla riguarda tutti ma la scelgono ancora in pochi.
Cosa dire agli altri? …che mangino brioches!