Il club del disco: Cosa faremo da grandi?

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Caro Gab,

è decisamente la mia settimana. Da dieci giorni esatti, gira su Instagram il ritorno di una creatura magica, forse la più magica del nostro panorama italiano. Un ragazzo capace di armonizzare nelle sue canzoni la concretezza della madre terra e lo sfavillio della polvere di stelle. Ti do tre indizi e ti sfido ad indovinare di chi sto parlando:

1. Di sicuro ha un santino di Brian Eno (70s era) nel portafogli

2. Adora gli animali

3. Non disdegna le passerelle

“Ah! Il uagliuncello ra Picicca!”

Bravissimo! Proprio lui, Lucio Corsi! La scorsa notte ci ha portato Cosa faremo da grandi? e io già piango dal solo titolo. Piango più forte quando scopro, dalle sue storie IG, che al nuovo disco ha lavorato il grande Francesco Bianconi. Annego, infine, tra dolcissime lacrime quando vedo i primi estratti del videoclip diretto da Tommaso Ottomano che ha già ritratto Lucio nelle sue migliori fotografie in circolazione. Bel tipo quest’ultimo, director e fotografo che ha firmato alcuni dei videoclip musicali più innovativi d’Italia e un sacco di promo per i brand più fervidi del momento. Per scoprire il suo stile basta correre sul suo account IG e seguirlo ovunque vada a fare artistici danni! A proposito di Baustelle va segnalato il video di Il Vangelo di Giovanni in cui Francesco Bianconi compare in abiti clericali a sottolineare il già evidente riferimento al mondo cristiano in mezzo a una tempesta di riferimenti al Franco nazionale.

Ah, come mi intrippano gli artisti che attingono dalla cristianità più oscura e solenne! Quanti vizi, misteri, suggestioni e umani limiti si nascondono dietro a questa spiritualità millenaria che influenza ancora notevolmente le popolazioni. Ne sanno qualcosa gli americani, il cui lato cristiano dalle sfumature spesso estreme, è stato e continua ad essere raccontato magistralmente proprio da un tale Reverendo. Marilyn Manson, lungi dall’essere il fenomeno da baraccone a cui molti ottusi vogliono ridurlo, è un artista che ha rappresentato, con l’accuratezza dello storiografo contemporaneo e la follia del poeta maledetto, la Golden Age of Grotesque di un paese pericolosissimo, complesso e dolorosamente contraddittorio. God’s gonna cut you down è l’ultima uscita di MM aka Brian Warner che attinge ancora dai meandri della tradizione folk americana ripescando Run on e ricordandoci che tutti dovremo passare sotto il giudizio divino…uuuuuh!

Hai più d’una cosa su cui riflettere se non ci sentiamo prima di Halloween! Io, intanto, corro a fare rifornimento di make up visto anche che i colori abbondano sui visi di questi due estrosi maestri dell’arte musicale. 

Saluti glitterati (tendenti ai toni scuri, of course)

Ale


Cara Ale,

”Cosa faremo da grandi?” Chissà. Io intanto immagino una mia versione canuta e sdentata raccontare con fervore ai uagliuncielli del domani quella famosa settimana in cui Frank Ocean pubblicò un nuovo singolo e Franco Battiato il suo ultimo inedito. Fatto sta che i uagliuncielli del domani staranno ascoltando il pronipote di Sfera Ebbasta e dubito che mi staranno a sentire. Quindi tanto vale raccontare tutto adesso, mentre lo stiamo vivendo.

Partiamo dal Francone nazionale, per una questione di anzianità. Hai mai visto le foto di Battiato nei primi anni ’70? C’è una storica pubblicità di divani in cui l’artista siciliano appare in tutto il suo splendore: occhiali enormi, stivaloni, trucco quanto basta e tuta attilata con fantasia in stile USA. Chissà quante persone che oggi lo chiamano Maestro al tempo lo vedevano come un freak.

Era il Battiato di ”Fetus”, il primo (straordinario) album del 1974, ispirato a Brave New World di Aldous Huxley. Il Battiato dell’elettronica spaziale e di melodie orecchiabili su versi tipo: ”X con 1 è uguale ad A per seno Omega t”.

Circa 45 anni dopo quell’esordio sui generis, Torneremo Ancora chiude il cerchio di una carriera straordinaria che è e rimarrà contemporanea per chissà quanti anni a venire. No time, no space – direbbe lui.

Quando parlo di carriere straordinarie mi riferisco ad artisti a cui mi sono affezionato così tanto che potrebbero pubblicare anche un disco di sole pernacchie e il mio affetto resterà immutato. Prendi Frank Ocean, lui è riuscito persino nell’impresa di farmi apprezzare più o meno serenamente una canzone dei Coldplay (parlo della cover-karaoke di Strawberry Swing in ”Nostalgia, Ultra”).

Ti lascio immaginare quindi la mia reazione quando domenica mattina scorsa, ancora nel dormiveglia, ho scoperto la release del nuovo singolo DHL. Dopo un album pop perfetto (”Channel Orange”) e un album meno pop ma addirittura meglio del primo (”Blonde”), Ocean rimischia ancora le carte in tavola con una canzone che dei ritornelli non sa che farsene e va benissimo così.

DHL è figlia della nuova avventura dell’artista, la club night PreP+ organizzata a New York, e forse ancora più dei brani di ”Blonde” non arriva nell’immediato, ma riesce puntualmente a farsi riascoltare. C’è un qualcosa in DHL che rimane sospeso e sembra non risolversi mai, convincendoti a sentire tutto da capo. I layers della voce e l’elettronica super smooth fanno il resto. Ci sprofondi piano, tipo sabbie mobili, e alla fine uscirne è veramente un’impresa. Ora, come si capisce dalle immaginine in calce alla cover del singolo, a quanto pare ci aspettano altre 12 nuove canzoni. 12 nuove canzoni di Frank Ocean. E mai più nuovi singoli di Franco Battiato. Che settimana. Non vedo l’ora di raccontarla a quei uagliunastri del domani.

Saluti canuti e sdentati,

gab

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