Come è andata davvero ad Home Venice Festival, nel bene e nel male

di Alvise Danesin

Nonostante le spiacevoli vicende che hanno visto come protagonista Home Venice Festival, ora che è passato qualche giorno possiamo tirare le somme e cercare di inquadrare cosa abbia funzionato e cosa invece è andato storto.

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Si è conclusa qualche giorno fa la “data zero” di Home Venice Festival, evento che ha inaugurato la collaborazione tra gli organizzatori di Home Festival e il territorio veneziano. L’evento nasce come evoluzione dell’omonimo festival che dal 2010 al 2018 si è tenuto a Treviso portando in Veneto i grandi nomi della musica nazionale e internazionale e che promette di riportare, almeno per i prossimi 9 anni, il grande pubblico sulle rive della laguna. 

Facciamo però un breve riassunto della situazione che si è creata intorno al festival e partiamo da ciò che è successo due settimane prima della manifestazione.
La sera del 27 giugno scorso, dopo una campagna pubblicitaria massiva durata mesi in cui Home Venice veniva presentato come il più ambizioso festival della penisola e rivolta ad attirare l’attenzione della stampa non solo locale (con tanto di insegne sulle facciate dei palazzi e sulle fiancate degli autobus) e nazionale, ma anche internazionale, gli organizzatori del festival annunciano che, “per questioni di sicurezza”, sono costretti a cancellare dalla lineup 8 artisti. Tra questi ci sono però quelli di maggior peso: Aphex Twin, Jon Hopkins, Pusha-T, Modeselektor, Moodymann, Adam Beyer, Mura Masa e The Vaccines. Il giorno seguente lo staff decide di concedere il rimborso solo dopo pesanti pressioni da parte dei fan delusi, ai quali inizialmente, era stato proposto un risarcimento in biglietti omaggio per gli amici e birre gratis durante la manifestazione. 
A questo punto la macchina organizzativa comincia a scricchiolare. Le cifre dei biglietti effettivamente venduti sembrano non corrispondere alle aspettative degli organizzatori e ci si domanda se sia davvero colpa della “sicurezza” se alcuni artisti sono stati tagliati. Inoltre, vengono attivati gli sconti per i residenti all’interno della città metropolitana di Venezia e fino a due giorni dall’inizio del festival non si sanno ancora gli orari in cui dovrebbero esibirsi gli artisti nei vari palchi. 

Canova - Home Venice Festival, Day 1

Canova - Home Venice Festival, Day 1

Il 12 luglio si aprono quindi i cancelli del parco San Giuliano di Mestre, decimo parco più grande d’Europa che in passato ha ospitato tre edizioni dell’Heineken Jammin’ Festival. Il parco si presenta come la location perfetta per eventi di questo genere: spazi grandi e verdi dove poter trovare riposo tra un concerto e l’altro e dove proporre attività diverse dalla musica, un po’ come accade nei grandi festival europei, quelli da cui Home vorrebbe prendere spunto. Purtroppo già dalle prime esibizioni si nota invece come l’affluenza non sia proprio quella dei grandi eventi internazionali. Mellow Mood, Canova e Alborosie sono costretti a suonare davanti un pubblico sicuramente caloroso ma del quale non si può dire di certo numeroso. La pioggia non aiuta a riempire la platea del palco principale e costringe i bar a chiudere temporaneamente a causa della completa assenza di copertura. Le attività extramusicali sono inesistenti o completamente abbandonate a se stesse (vedi i due campi da calcio gonfiabili). I tre palchi secondari sono dislocati in maniera un po’ casuale o frettolosa: uno si trova esattamente affianco l’area ristoro, con conseguente miscuglio di coda per il bar e pubblico; il secondo è situato a poche decine di metri di fronte il mainstage, il quale, suonando in contemporanea, disturba inevitabilmente le band sul palco minore; il terzo, invece, risulta essere una semplice console sotto un gazebo. Il sole scende comunque e arriva il momento dei due headliner superstiti dalla decapitazione della prima serata: Rival Sons e Editors. Entrambi non deludono chi è venuto in cerca di buona musica, specialmente per quanto riguarda i secondi che, sopra un palco che per la prima volta nella giornata pare finalmente all’altezza di un grande evento musicale, incantano il pubblico per un’ora e mezza.

Day 2. Meteo che promette “probabili temporali”. Territorio del veneziano che da un mese a questa parte, almeno una volta a settimana, è soggetto a vere e proprie tempeste, soprattutto quando previsti “probabili temporali”. Parco San Giuliano maledetto da un qualche Dio dei festival per cui, in concomitanza di eventi musicali nell’area, spesso si scatena l’ira della natura (vedi varie edizioni di Heineken Jammin’ Festival). Stessa cosa per Home Festival, dove probabilmente sono più gli anni “bagnati” rispetto a quelli “asciutti”. Chi però era abituato ad andare a Treviso il primo fine settimana di settembre, sa come i ragazzi di Home non siano mai stati spaventati da pioggia e acquazzoni e come le cose siano sempre state organizzate per assicurare la perfetta riuscita della manifestazione anche in caso di piogge intense. A Mestre invece mancano questi accorgimenti. Quando nel tardo pomeriggio di sabato sul parco si abbatte un diluvio che costringe l’organizzazione a sospendere i concerti, le persone non hanno dove ripararsi se non sotto i gazebo dei vari espositori non sufficienti ad ospitare le persone, più numerose del giorno precedente già dal primo pomeriggio. Fortunatamente la grandine che ha colpito la periferia di Mestre risparmia il festival, spuntano numerose le coperte isotermiche (quelle dorate, per intenderci) distribuite dalla protezione civile e passato il temporale i concerti riprendono regolarmente. 
La giornata è sicuramente più accattivante rispetto agli altri giorni: sabato sera; unica data italiana per LP, che attira qualche fan fuori dai cancelli ancora prima dell’apertura del festival e il sempreverde Paul Kalkbrenner. Ad aggiungere numeri sotto al palco ci pensano Gazzelle e Massimo Pericolo, quest’ultimo capace di dare finalmente un senso ad uno dei palchi secondari che fino al suo show hanno visto ben poca gente. Si respira l’aria dei festival estivi come a Mestre non capitava dal 2011. LP in gran forma scalda un pubblico che non vede l’ora di ballare a ritmo dell’elettronica di Brina Knauss e PK. Lo spazio tra mixer e mainstage si trasforma per qualche ora in un club a cielo aperto.

Domenica 14 luglio, ultimo giorno. La formula di creare una lineup il più possibile eterogenea per dare al pubblico un’esperienza musicale a tutto tondo funziona all’estero, e solo in alcuni casi particolari. Home Festival ha sempre puntato a raggiungere questo risultato e si può dire che, nel suo piccolo, in qualche giornata durante le passate edizioni ci sia anche riuscito. Bisogna però dire anche che, qui in Italia, dove non abbiamo ancora una cultura così radicata per i festival, il grande pubblico si presenta ai cancelli esclusivamente se vale la pena spendere i soldi del biglietto per quei 2 o 3 artisti ai quali si è interessati, il resto è superfluo. A dimostrazione di questo fatto si può usare come esempio il terzo giorno di Home Venice Festival. Palco principale in cui si alterna rap, trap, pop e trash. Quando alle 22:45 finisce il live del trapper statunitense Young Thug, che manda letteralmente in visibilio qualche migliaio di giovanissimi, il pubblico se ne va lasciando forse un centinaio di persone ad aspettare che salgano sul palco i Bloc Party. La band sarà costretta a suonare davanti ad un pubblico che definire esiguo sarebbe un eufemismo. 

Da assiduo frequentatore e grande sostenitore di Home Festival, nonché mestrino, non posso che essere deluso da ciò che ho visto in questi tre giorni. Sicuramente la nuova location ha portato ( e porterà) nuovi imprevisti che nove anni di esperienza non sono riusciti a risolvere nel miglior modo. Lo scherzo di Aphex Twin e degli altri artisti cancellati peserà inevitabilmente sulla reputazione.
Io però sono fiducioso. Voglio vedere in questo Home Venice Festival 2019 il primo di una lunga serie di manifestazioni che porteranno nella mia città musica, arte e cultura e continuare a vedere l’impegno di chi vive per la musica raccogliere i frutti che merita. Credo nel progetto di Home Festival e son sicuro che da questa edizione riuscirà ad imparare molte cose.