Giro di boa #10 – “Conoscersi in una situazione di difficoltà” di Giovanni Truppi

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Giro di boa è la nuova rubrica di Talassa che analizza una canzone in tre momenti diversi, prendendo spunto dalla profondità del mare. Dalla riva, che racconta l’artista e il brano in generale, alla boa, segnalatrice di frasi interessanti, oscure o controverse nel testo, fino al blu, che rischiara o complica ancor di più il tutto.

di Maurizio Anelli

Riva

Nelle canzoni di Giovanni Truppi, sia al loro interno sia nel loro succedersi una appresso all’altra, avviene sempre qualcosa, vale a dire un mutamento, una rivelazione, magari esile e quasi impercettibile, che però conduce lontani dal punto di partenza. Mentre il martello della rabbia (sentimento oggi molto, troppo di moda, e fin troppo facile sfogarlo, soprattutto a parole) batte sempre sullo stesso tasto, ossessivamente, col risultato di creare slogan ma poca o nessuna verità, quelle di Truppi sono variazioni narrative e ragionamenti, spesso paradossali, che avanzano attraverso la sorpresa, la scoperta. Quale scoperta? Che le cose sono diverse da come appaiono, e un poco più “sottili". 

Scrive così lo scrittore de La scuola cattolica –Premio Strega 2016–, Edoardo Albinati, delle canzoni di Giovanni Truppi, e non potrebbe fargli complimento più grande. Il modo di fare musica del polistrumentista napoletano è un diamante che da qualche anno ha cominciato a sgrezzarsi. Melodie intime, arrangiamenti semplici ma esattamente dove dovrebbero essere, testi ragionati e comunicati nella maniera più diretta possibile, tra l’ingenuità sincera e una profondità vertiginosa. Tutto questo comporta un vero e proprio spostamento percettivo nella mente dell’ascoltatore, e nel 2019, dove tutto è alla stregua di tutto e non si vedono più troppi battistrada, risulta davvero prezioso.

Mi viene in mente un altro Premio Strega per inquadrare l’artista in un immaginario preciso, e il paragone è ancora più ambizioso: nel 1957 Elsa Morante scrisse L’isola di Arturo, una sorta di romanzo di formazione che racconta l’adolescenza di un piccolo isolano, abitante di Procida. Truppi è quel ragazzino lì, che cresce e scopre man mano i misteri dell’amore, dell’abbandono, della gelosia. E lo fa con un’innocenza empatica e comunicativa: il pubblico si svezza con lui (ri)percorrendo senza sovrastrutture le grandi scoperte della vita. A un certo punto, però, il protagonista decide di abbandonare l’isola e raggiungere la terraferma, per aprirsi finalmente ai fatti del mondo. In questo viaggio parallelo del musicista, ciò che rimane dietro di lui è un linguaggio volutamente informale e variegato, appartenente ai suoi primi tre dischi. Il nuovo orizzonte è costituito da una modalità di scrittura comunque riconoscibile, ma più classica e circoscritta, afferente a pochi temi chiave. Il passaggio è anche simbolicamente rappresentato dalla prima collaborazione con una major discografica, Universal/Virgin, per il quale è uscito il 22 marzo Poesia e Civiltà.

Scendiamo più giù.

Boa

Il nuovo lavoro di Truppi, come accennato, segna un distacco. Si tratta di una presa di posizione forte, ben incastrata nella contemporaneità. Egli vuole trasmettere un’attitudine, un modo di porsi di fronte alle cose delicato, che sia impregnato di rispetto e consapevolezza. Poesia e civiltà, appunto.

E questo si nota con decisione sin dal brano di apertura, Borghesia, ispirato proprio dal romanzo di Albinati di cui ho scritto all’inizio dell’articolo. Comincia con la politica, Truppi, ma senza farlo in maniera spicciola: la classe sociale borghese è inquadrata all’interno di un processo storico diventato negativo solo negli ultimi decenni; l’aspirazione al cambiamento del mondo, in origine positiva, non ha però avuto seguito. Questa tendenza all’universalità dei rapporti di forza umani e delle relazioni sociali torna in L’Unica Oltre l’Amore, uno dei testi più belli del disco, la cui forza sta nel lasciare vergini le emozioni dell’ascolto: l’elemento cardine del titolo non viene mai esplicitato a chiare lettere, chi ne capisce l’essenza arriva anche a comprendere il senso delle strofe, concentrato sull’empatia verso l’Altro. Se ogni gesto è politico, e anche un atteggiamento poetico potrebbe venirvi ricondotto, Truppi si traveste da critico militante con Le Elezioni Politiche del 2018, fino a mettere in musica, nel pezzo di chiusura, un testo di antropologia di Lewis H. Morgan, ripreso da Engels nel suo L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.

C’è anche un romanticismo lirico marcato nelle tracce: prende vita un Eden fanciullesco, in cui l’artista paragona la carta argentata che metteva da bambino sul presepe al sorriso dell’amata; come nel giardino del Paradiso Terrestre, però, non mancano le insidie. Una relazione è un passo a due nell’ignoto, condito di misteri, in Due Segreti o un vero e proprio esercizio di equilibrio, come Truppi vuole ribadire in Conoscersi In Una Situazione Di Difficoltà. Ed è con quest’ultimo brano che ci avviciniamo al blu.

 

Conoscersi
In una situazione di difficoltà
È un'opportunità
A me mi piace la difficoltà
Perché
È una cosa che
Io divento
Alleato con te 

Stare con te
Mi definisce
Se ti do la mia solitudine
Tu mi dai la tua solitudine

E mentre ci innamoriamo
Tieniti forte
Tieniti bene
Mentre mi vieni vicino
Sull'orlo di questo burrone

Blu

Truppi tenta di descrivere con parole semplici ma evocative la zona franca dell’innamoramento tra due persone. Spesso succede che decidere di condividere la strada con qualcuno comporti uno stravolgimento delle prospettive, a più livelli: non solo dettato dall’apertura mentale, fisica e spirituale all’Altro, ma anche dal contesto individuale, già precedentemente problematico, in cui tutto questo avviene. Per il musicista, però, predisporsi all’avvento di una singolarità diversa da noi costituisce un’occasione per risolvere i propri problemi una volta per tutte, avendo allo stesso tempo anche un effetto benefico sull’altra persona.

È lo scontro con l’altro che ci definisce, come probabilmente avrebbe detto il filosofo francese Jacques Derrida, e il cantautore napoletano sposa questa tesi in pieno. Innamorarsi porta ad una doppia accettazione: accogliere la propria solitudine come elemento di forza e convincersi che lasciarla sia necessario solo quando questa può essere integrata e non sostituita. Si tratta di uno scambio equo, che non impoverisce.

L’amore è una questione di spazi vitali, e Truppi la affronta convinto che i confini possano allargarsi anziché restringersi. La scena che canta e disegna è rappresentata dall’orlo di un burrone, su cui i due innamorati si chiamano l’un l’altro: occorre camminarci vicino, tenendo lo stesso passo ed effettuando movimenti complementari, per non cadere. Al cantautore, però, non interessano le conseguenze della caduta. Ci sta dimostrando anzi, col proprio inconfondibile stile, che un equilibrio è davvero possibile.