Talassanremo: Vivere dentro una canzone

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di Gerardo Russo

Parafrasando Baglioni, la città di Sanremo è un piccolo grande villaggio vacanze. Passeggi ammirando Zen Circus di cartone che passano l'eternità di una settimana con un Mike Bongiorno marmoreo. I ritornelli di Marco Masini o Riccardo Cocciante ci fanno compagnia tra le strade, trasformandosi in enormi fioriere.

La verità è che a Sanremo il Festival è il Natale, il Capodanno, la Pasqua e Ferragosto. La gente che è qui appartiene a quella delicata categoria di persone che non riesce ad abbandonare l'illusione delle feste, di una notte in cui si continua ad aspettare che arrivi le persona giusta a dirti che sei l'unica, sei il solo.

Claudio Baglioni è un bambino che gode nell'esibirsi nelle sue meravigliose letterine di Natale tra gli zii e i cugini che sono l'Italia intera. Vuole un Festival che sia ricco di armonia, ha paura di sfiorare ancora temi politici nella prima conferenza stampa per paura che la musica venga messa in secondo piano, per timore che la sua creatura sinfonica non prenda mai forma perché oscurata dalle malvagie forze della malignità.

L'armonia arriva ed è nel cuore di chi vive questa cittadina, nelle famiglie che si ritrovano almeno una volta all'anno ad ascoltare una canzone insieme, in Nino D'Angelo che si emoziona e ride in conferenza stampa guardandosi allo specchio negli occhi dei giovani addetti stampa.

Una giornata di tensione, aspettando la mezzanotte irreale delle 20.35 per brindare, quel momento in cui le parole lette finora su un colorato TV Sorrisi e canzoni prendono forma. 24 nuove canzoni che faranno parte solo del tuo futuro. 24 nuovi modi per vivere dei momenti sotto la pioggia o per correre verso il mare. Aspettando il brivido di quando si ascolta per la prima volta una nota, sperando che sia quella giusta, che ti risollevi l'umore o che ti faccia star meglio. Che ti aiuti a trovare delle risposte. 

Una settimana vivendo di musica, che sia un lavoro o una vacanza per chi è qui, per un mondo diverso, libertà e tempo perso, direbbe qualcuno. Sanremo stesso potrebbe insegnare al mondo come si può vivere di tempo libero senza contare le ore. Sanremo che è fatto di canzonette, ma che è lavoro per i giornalisti che scrivono delle loro immaginazioni, dei gelatai che inventano gusti nuovi per i turisti, per le parrucchiere che creano colori che non sono nell'arcobaleno.

Capisci allora che la politica è già tutto questo, che vivere di musica è un modo di intendere la vita, di pensare la società, di fare politica.

Per Francesco Motta i sentimenti sono politica, ha sentito di aver preso posizione anche nel raccontare della bellezza di sua madre. Dire di voler bene a qualcuno è politica. Ci dice cosa serve per vivere. Non il denaro, ma l'amore. Forse il cielo.

Il sorriso di Appino all'ingresso del Forte di Santa Tecla chiude idealmente questa prima giornata.

Gli chiedo come abbia fatto a cantare così, tutto d’un fiato. Lui sorride e mi spiega che gli è uscita così. D’altronde l’anarchia la trovi dentro emozione.