Giro di Boa #3 - "Lunedì" di Salmo

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Giro di boa è la nuova rubrica di Talassa che analizza una canzone in tre momenti diversi, prendendo spunto dalla profondità del mare. Dalla riva, che racconta l’artista e il brano in generale, alla boa, segnalatrice di frasi interessanti, oscure o controverse nel testo, fino al blu, che rischiara o complica ancor di più il tutto.

Di Maurizio Anelli

Riva

L’onda che ha portato alla formazione del quinto album in studio di Salmo, “Playlist”, si è rivelata davvero lunga e, ricalcando un po’ il titolo del suo nuovo lavoro, ha intrapreso diverse strade prima di arrivare completa alle nostre orecchie. Già nel novembre 2017, un anno prima dell’uscita, veniva pubblicata Perdonami. Una traccia veloce, cattiva e arrabbiata in pieno stile del rapper sardo con diversi riferimenti spinti ed eloquenti alla scena rap italiana contemporanea. Con l’arrivo del 2018 sono poi state annunciate tracklist e copertina, e a settembre è stata la volta del secondo singolo estratto, 90 min, che ha proseguito e ampliato la critica del rapper alle contraddizioni della società. Da ottobre in poi le iniziative che hanno gravitato attorno alla data di pubblicazione dell’album, prevista per il 9 novembre, si sono rivelate davvero sorprendenti e costituiscono un unicum, almeno fino a nuovo ordine, nella storia della musica in Italia. Il 30 ottobre Salmo ha diffuso un video promozionale su Pornhub –primo artista italiano a farlo– dimostrando non solo un certo coraggio ma anche una visione del marketing che va oltre l’elemento musica e si fonde col puro intrattenimento visivo, creando una narrazione multiforme e multipiattaforma. Questa visione articolata del suo progetto è proseguita con la pubblicazione in esclusiva su Netflix –fra i trailer della serie tv Narcos– del videoclip di un altro dei brani inclusi nell’album, Sparare alla luna. Sin dai primissimi giorni di vita di Playlist quindi, l’immaginario di Salmo ha fatto breccia nella quotidianità degli ascoltatori, giustificando l’immenso successo che ne è seguito.

C’è un pezzo del disco però –l’ultimo– dove la struttura di aggressività e consapevolezze messa in piedi con così tanta oculatezza nelle precedenti dodici tracce crolla. Si chiama Lunedì, e adesso siamo pronti per scendere in profondità.

Boa

Playlist è esattamente come il suo padre biologico: un fascio di nervi e contraddizioni che prende posizione, schernisce usi e costumi dell’italiano medio, ci consegna momenti di puro hardcore e al tempo stesso alterna tutto questo con ritornelli più melodici a uso e consumo del pop, come in Il cielo nella stanza, o lascia spazio tra le sue strofe a Sfera Ebbasta in Cabriolet.

Questo complesso labirinto, di cui Salmo è allo stesso tempo mostro e vittima, arriva al compimento con l’ultima traccia, Lunedì. Rispetto al pragmatismo e all’autocelebrazione disseminati lungo gli altri brani questo è un pezzo decisamente più rarefatto, l’ego dell’artista è disciolto nelle paure irrazionali che tutti gli uomini prima o poi rivelano. Non a caso l’atmosfera e il beat sono ispirati a Everybody dies in their nightmares di XXXTentacion che donano al brano una forte influenza cloud rap grazie anche alla produzione urban di Frenetik&Orang3, talenti emergenti già nelle collaborazioni precedenti con Carl Brave x Franco 126, Coez, Gemitaiz.

È lo stesso Salmo a raccontare a Rolling Stone che la genesi di questo testo è avvenuta in un periodo particolarmente negativo e pieno di interrogativi per il futuro, affermando che mettere nero su bianco le sue difficoltà è stato come mostrare al pubblico le sue mutande sporche.

Il brano ruota tutto attorno al tema dell’incubo e segue un climax ascendente, come se il rapper fosse in un sonno sempre più agitato e delirante. Dalla prima alla seconda strofa le parole si fanno più serrate, l’ossigeno diminuisce e la malinconia iniziale diventa qualcosa di molto simile a un attacco di panico. Verso la fine l’atmosfera pesante si scioglie e degrada dolcemente con dei fruscii confusi stile giradischi.

Ma concentriamoci su alcuni passaggi del testo:

«Vorrei dirti che un giorno ci prenderemo tutto
Ma con le lacrime agli occhi devo svelare il trucco

Certi giorni gioco all’impiccato come Geordie
Mentre conto i soldi
E penso quando galleggiavo nella fogna con Georgie, ehi
Questa trottola che gira non si ferma più

Perso tra il nulla e l’addio
Ho scritto al Creatore e mi ha detto:
“Se cerchi risposte in questione c’è il link sulla bio”
» 

Blu

Lunedì è un tentativo di decostruzione del personaggio Salmo senza però fermarsi a sé stesso. Sul banco degli imputati c’è anche l’intero rapgame, che alla fine della prima strofa viene definito “trucco”. La scena è piena di ragazzi che vanno avanti con le loro forze, non si contano ormai le storie di rapper partiti da zero e arrivati al successo smodato. Ma, in fin dei conti, cosa sono la notorietà e il lusso di fronte alle fragilità umane che continuano ad essere presenti, nonostante tutto? Nel 2010 persino una personalità megalomane come Kanye West cantava in So Appalled “I mean this shit is fucking ridicolous” giudicando patetiche le stravaganze e gli eccessi legati al successo. Il trucco sta nell’illudersi di poter avere tutto senza accorgersi allo stesso tempo che qualcosa rimane fuori dalla bolla: affetti, tempo, certezze. Il rapgame quindi si riduce a un teatrino, i cui interpreti sono di volta in volta diversi senza che però cambino i presupposti.

Nella seconda strofa si susseguono poi una serie di citazioni. Geordie è ovviamente un riferimento alla canzone di De André, cantautore che il rapper aveva già citato in Il cielo nella stanza e nella più datata Falsità & Cortesia. Salmo non ha mai nascosto la sua passione per il cinema e i due riferimenti successivi non fanno che confermarlo: il primo è un omaggio all’horror It e Georgie è il bambino che muore all’inizio del film, mettendo in moto tutta la vicenda.

Il secondo è più velato ed è una citazione del finale di Inception ovvero una trottola che gira su un tavolo, senza sapere se si fermerà o continuerà a girare. Qui si crea un parallelismo tra l’immaginario del protagonista del film, per cui l’azione di questo oggetto è fondamentale per sapere se è sveglio o sta sognando, e quello di Salmo, la cui vita è ora assimilabile ad un incubo, dato che vede la sua trottola girare all’infinito.
Nemmeno la religione e la fede verso qualcosa di escatologicamente superiore pongono fine a questo disagio esistenziale. Dio, se interrogato, risponde sempre uguale, come un creatore di contenuti social qualunque. Ovvero con una frase priva di consistenza e spersonalizzata come “link sulla bio” (la bio a cui si riferisce è la descrizione iniziale e riassuntiva di ciascun profilo Instagram).

Se però la qualità delle risposte lascia a desiderare, anche quella delle domande poste è un disastro. Ora che i social sono diventati le nuove divinità a cui abbandonarsi, tutto ciò che offrono è invece un surrogato della realtà. Continuare ossessivamente a cercare significati lì, dunque, non accelera il nostro processo di percezione del mondo anzi lo devia, lo intorpidisce, lo falsifica.